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martedì 5 gennaio 2016

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte...



Fino alla metà dell'Ottocento, l'Epifania era una delle festività più amate dai fiorentini. La sera della viglia c'era l'uso di portare a spasso per la città dei burattini di legno che rappresentavano i Re Magi o la Befana seguiti da una folla rumorosa ed esultante che faceva una confusione indicibile. I ragazzi suonavano delle trombette di vetro che si usavano solo per quell'occasione, la gente, portando delle torce che illuminavano i vicoli a giorno, rideva, correva e faceva scherzi ai poveri campagnoli venuti apposta per godersi la sfilata degli allegri buontemponi. Quando le brigate si incrociavano per le strade del centro, si mettevano a disputare su chi avesse il fantoccio più bello e si arrivava persino a darsele di santa ragione, passando dal gioco alla rissa in meno di un minuto. E chi non poteva partecipare al corteo, fabbricava delle vecchiacce brutte da far paura da mettere nel vano della finestra illuminata per spaventare i passanti. Tutti facevano a gara per rendere il proprio pupazzo più simile al vero, tanto che lo scrittore Giovan Battista Fagiuoli, nel 1724, racconta di un manichino che “ aveva nel collo una molla a cui era legato uno spago nascosto dalle vesti, e che tirandolo faceva fare alla befana un grazioso saluto del capo a chi dalla strada stava rivolto verso di lei per guardarla”.

Non c'era parrocchia in cui non si cantasse il Vespro solenne e la chiesa si riempiva di un numero indicibile di fedeli che si portavano dietro bottiglie, bicchieri e ogni sorta di recipiente per prendere l'acqua santa che veniva benedetta alla fine della cerimonia. Poi, dopo tanto clamore, arrivava la notte e spegneva fiaccole, animi accesi e rumori.



La debole luce mattutina rischiarava i camini a cui erano state appese delle calze ripiene di frutta secca, qualche dolcino, il carbone per i bambini birboni e per i più benestanti anche il desiderato balocco. E in quella serena semplicità si godeva del poco che si era racimolato, dividendo il gruzzolo con i bambini più poveri che non avevano ricevuto la calzina della Befana. Erano altri tempi che niente hanno a che fare con la vita frettolosa di oggi, sicuramente più ricca di allora, ma completamente priva di quello spirito innocente con cui si riusciva ad essere felici con nulla.


mercoledì 22 gennaio 2014

Berlingaccio e berlingozzo


Nella Firenze del Cinquecento il verbo "berlingare" era sinonimo di far baldoria a tavola, dopo aver mangiato e bevuto a sazietà. E' facile indovinare, allora, perché il Berlingaccio, ultimo giovedì di carnevale, abbia questo nome: è il giorno che chiude un periodo di allegria sfrenata e di eccessi prima che la Quaresima metta  tutti a stecchetto.
Per sottolineare l'atmosfera di bagordi è nato anche il famoso detto "Per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazzi il gatto", ovvero anche chi è così povero da non potersi permettere di mangiar carne, segno di opulenza e di vita da signori, se la deve procurare ad ogni costo! E allora, insieme a bistecche e fritto misto, schiacciata alla fiorentina a volontà, cenci sommersi da zucchero a velo, coriandoli, stelle filanti  e fiumi di vino Chianti.
E per completare l'opera una bella fetta di Berlingozzo, una torta a forma di ciambellone originaria di Lamporecchio, patria anche dei più famosi brigidini, signori delle sagre paesane di tutta la Toscana.


  
La ricetta del berlingozzo è molto antica, se ne trovano tracce già nei poemi dell'epoca di Lorenzo il Magnifico, anche se allora non veniva consumato alla fine del pranzo  ma come antipasto. Si può preparare con molta facilità con uova, farina, zucchero, scorzette di limone, latte e lievito, il tutto ben amalgamato e messo a cuocere per un'oretta a 180°.

mercoledì 20 novembre 2013

Anche il Führer amava Firenze...



Hitler aveva sempre sognato di vedere Firenze. Affascinato dalla ricchezza artistica della cultura toscana, approfittò del suo viaggio in Italia per ammirare quelle bellezze che aveva visto solo in fotografia: il 9 maggio 1938 giunse in visita ufficiale nella città di Dante con un treno proveniente da Roma e fu accolto trionfalmente, con tanto di banda, fasci littori e bandiere, il tutto coronato da un tripudio di fiori. Ad attenderlo c'era il Duce in persona, attorniato dai più importanti funzionari e gerarchi fascisti. 



Per l'arrivo del Führer venne istituito uno speciale Comitato dei Festeggiamenti che provvide a rimettere a nuovo ogni angolo della città, ritinteggiando facciate, ricoprendo con enormi stendardi musei e palazzi, illuminando con una serie di lampioni di ultima generazione viali e strade. 







Nel giardino di Boboli l'Opera Nazionale del Dopolavoro ricreò la magica atmosfera dei quattro principali giochi storici della Toscana: il calcio Fiorentino, la Giostra del Saracino di Arezzo, il Palio di Siena e il Gioco del Ponte di Pisa, avvalendosi di oltre 2000 figuranti.






Un lungo corteo di auto e motociclette scortò la vettura di Hitler durante tutto il tragitto che lo portò a Palazzo Pitti, a Santa Croce, in Piazza Signoria, a Palazzo Medici Riccardi e, infine, al Teatro Comunale. 

Mussolini non lo abbandonò un solo istante, facendosi ritrarre spesso in atteggiamenti amichevoli e sereni che dovevano mettere in luce l'amicizia e la cordialità fra le due nazioni alleate, forti e vittoriose. 


La giornata fu un continuo susseguirsi di emozioni e di esaltazione, ma fu alla sera che il tripudio giunse davvero all'apice: dopo una ricca cena alla quale intervennero tutti i più importanti nomi di politici ed intellettuali, Hitler si recò a teatro dove fu eseguito, in suo onore, un concerto con le musiche tratte dal Simon Boccanegra, diretto dal maestro Vittorio Gui.







Era ormai mezzanotte quando Hitler lasciò Firenze, tra le acclamazioni del popolo e le cascate scintillanti dei fuochi di artificio che lo salutarono fino alla partenza per Berlino. 


Di ben altro stampo fu la visita successiva, il 28 ottobre 1940, quando la guerra aveva ormai cominciato a segnare inesorabilmente le sorti del paese e a precipitare l'Italia in uno dei periodi più terribili della sua storia.

venerdì 15 novembre 2013

Le inquietudini dell'Arno




La sera del 3 novembre del 1966 i fiorentini andarono a dormire con una grande pena nel cuore: l'Arno, dopo tante giornate di pioggia insistente, era diventato così gonfio d'acqua da far temere il peggio. E infatti, alle prime luci dell'alba del 4 novembre, il fiume, ormai superate le spallette, sommerse i ponti, invase strade e piazze, portando desolazione ovunque. 





Acqua fangosa, melma, relitti d'ogni genere entrarono, vorticando, nelle case, negli scantinati, nelle botteghe, mettendo fuori uso la corrente elettrica. I fiorentini erano atterriti, i bambini piangevano terrorizzati, i vecchi e i malati erano presi dallo sgomento di non riuscire a mettersi in salvo, ognuno cercava di recuperare quello che poteva e di salire ai piani alti per non morire annegato. Il centro storico era ormai completamente allagato e in alcuni punti il livello della piena raggiunse anche i sei metri d'altezza.


Durante la mattina e per tutto il pomeriggio l'acqua limacciosa continuò a distruggere tutto quello che incontrava nel suo cammino. Migliaia di famiglie non sapevano più dove vivere ed avevano perso ogni cosa, centinaia di officine dilaniate, musei, biblioteche, chiese sfasciate, l'alluvione non aveva certo rispetto di niente e di nessuno.

Ripercorrendo gli eventi tragici di quei giorni sembra impossibile che la città sia riuscita a risalire dall'apocalisse in cui si era improvvisamente calata. 

Una meravigliosa gara di solidarietà da parte di tutto il mondo fece il miracolo: studenti, militari, giovani di ogni ideologia ed estrazione sociale si misero al lavoro, con un'abnegazione incredibile e con immensa generosità per recuperare opere d'arte, per ripulire case, negozi, luoghi sacri e artistici, ma anche per soccorrere e confortare coloro che più avevano sofferto per la grave calamità.
Perfino il Papa, Paolo VI, si mosse da Roma per passare la notte di Natale vicino agli alluvionati, portando un messaggio di speranza e di consolazione con parole di incitamento al forte carattere fiorentino"...una tempra vibrante d'intelligenza, di coraggio, di laboriosità... sono virtù, codeste, che.... invece di fiaccare, corroborano le vostre energie e le 
moltiplicano".




D'altra parte Firenze non era nuova a queste sciagure: dal 1177 a tutto il 1761 c'erano state ben 54 alluvioni di cui almeno trenta di alto livello, senza contare quella del 3 novembre 1844 che era stata particolarmente violenta.
Di questi tremendi momenti resta una triste memoria nelle lapidi di pietra, marmo e metallo ancora presenti sulle facciate di vecchie case che ci fanno 
sapere, come tanti storici silenziosi, che l'acqua dell'Arno era arrivata, di volta in volta, a quella tale
altezza. 










Sarà anche "un fiumicel che nasce in Falterona" come diceva Dante in un Canto del Purgatorio, ma tranquillo non lo è di certo!

mercoledì 4 settembre 2013

Ben venga Maggio...



Il Maggio Musicale Fiorentino fu un'invenzione degli anni Trenta, quando la città cominciò lentamente ad attivarsi per mostrare le sue migliori caratteristiche culturali e artigianali, in linea con i desideri del reggente pensiero fascista. A Firenze c'era già un'orchestra, la Stabile Orchestrale Fiorentina, che si esibiva al Teatro Politeama, poi Comunale, sotto la scrupolosa direzione di Vittorio Gui: i musicisti avevano un vivace e ricco programma annuale che raggiungeva l'apice nelle Stagioni Liriche Primaverili, una rassegna di opere e concerti, sia classici che d'avanguardia. Dopo essere stata eletta Ente Autonomo dal regime, finalmente, nel 1931 dette vita al Maggio Musicale, con l'approvazione e l'appoggio sia del principe di Piemonte che di Benito Mussolini, al quale pare si debba addirittura la scelta del nome. Maggio, in tutta la Toscana, era da sempre celebrato come il ritorno della Primavera ed ovunque lo si onorava con danze, ballate e decorazioni fiorite d'ogni tipo, per cui la scelta  di quel preciso periodo va cercata proprio nelle radici  della tradizione, dove il Calendimaggio rappresentava un momento importantissimo per la città.
Lo scopo della rassegna musicale era quello di riscoprire e rivalutare composizioni dimenticate del repertorio ottocentesco, dare risalto ai lavori dei maestri contemporanei, scegliere dei luoghi privilegiati all'aperto dove gli spettacoli potevano arrivare veramente a tutti e godere della magia incomparabile dei più raffinati scenari di Firenze.


La prima rappresentazione pubblica si svolse a due anni dalla fondazione, dal 22 aprile al 15 maggio 1933 ed ebbe, fra i suoi organizzatori, i più bei nomi della musica e della letteratura, basti pensare che per la messa in scena dei Puritani i costumi e i fondali furono curati personalmente da Giorgio De Chirico.
Balletti, melodrammi, concerti, opere liriche da allora si sono susseguiti senza sosta, anno dopo anno, sopravvivendo alla guerra, alle critiche e, speriamo, anche alle difficoltà del momento presente che stanno mettendo in crisi tutte le Fondazioni più meritevoli e profonde, prova tangibile della totale mancanza di educazione alla Bellezza che ormai sembra essere il leitmotiv dell'indifferente società attuale.

venerdì 2 agosto 2013

C'era una volta la festa del grillo...




La festa del grillo era una delle più importanti manifestazioni fiorentine. 

Veniva celebrata il giorno dell'Ascensione nel Parco delle Cascine. L'usanza era di comperare delle gabbie di legno, a forma di varipinte casette, dove mettere a vivere un grillo, simbolo del ritorno della primavera. Dal 1999 il Comune di Firenze ha vietato la vendita dei grilli per proteggere ogni tipo di animale, anche i più piccoli. 
Da allora, nelle gabbiette vengono inseriti pupazzetti o foto che riproducono il grillo, magari con l'aggiunta di un richiamo sonoro.



Ona ona ona ma che bella rificolona...





La Rificolona è una delle feste tradizionali fiorentine che si celebra il 7 settembre, vigilia della commemorazione della natività della Madonna. I contadini, che arrivavano in pellegrinaggio alla Santissima Annunziata, dovevano partire molti giorni prima e usavano delle lampade di tela o di carta per illuminare il cammino notturno. E ancora oggi, in quella data, sfilano per le strade della città centinaia di lampioncini colorati appesi ad una canna di bambù a ricordare un'usanza ormai lontana.. La canzoncina è molto famosa:


“Ona, Ona, Ona, ma che bella rificolona! 
E l’è più bella la mia di quella della zia. 
La mia l’è co’ fiocchi, la tua l’è co’ pidocchi”





Alè Viola!



Siamo nel 1926, alla fine di agosto, e sta per nascere una 'creatura' che farà molto parlare di sé: la Fiorentina.
Fino ad allora, Firenze aveva disperso il proprio potenziale calcistico in un'inutile rivalità fra il Club Sportivo Firenze e la Palestra Ginnastica Libertas, un dissidio che aveva impedito alla città di porsi ad un buon livello fra le altre squadre italiane.
Finalmente il marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano riuscì a far superare ogni antagonismo e a fondere le due sezioni in un'unica realtà. Maglia a strisce rosse e bianche, come i colori delle due società, il giglio come simbolo, tanta voglia di vincere e l'avventura ebbe inizio. La prima gara ufficiale fu il 3 ottobre 1926, Fiorentina-Pisa con un ottimo risultato: 3-1. L'entusiasmo dei giocatori e dei tifosi fu trascinante e, in breve tempo, i fiorentini si affezionarono alla nuova squadra, cominciando a seguirla anche in trasferta. Mancava adesso uno stadio adeguato al numero sempre crescente degli spettatori e il marchese Ridolfi ne finanziò personalmente la costruzione, affidando il progetto a Pier Luigi Nervi che realizzò uno dei più bei capolavori d'arte moderna al Campo di Marte. Nel 1929, in una amichevole con la Roma, la squadra indossò per la prima volta delle maglie viola, colore che resterà per sempre e diventerà uno degli emblemi della città. Come vuole una strana leggenda, la tinta nacque 'miracolosamente' per un errato lavaggio delle maglie biancorosse che stingendo, si mescolarono in una nuova tonalità che piacque moltissimo al marchese, tanto da sceglierla per la squadra...
Dalla prima divisione del girone C al girone A, nel 1930-31, l'inarrestabile volo della Fiorentina si fa davvero alto ed ambizioso: la prima Coppa Italia nel 1940, due scudetti, nel 1955-56 e nel 1968-69. Gli anni a venire vedranno inevitabili alti e bassi, addirittura ci sarà la caduta in serie B subito seguita da una rinascita che la porterà ad essere una delle protagoniste del calcio italiano.

Campioni d'Italia nel 1955-56
Campioni d'Italia nel 1968-69

La Mostra Internazionale dell'Artigianato




Ogni anno, tra la fine di aprile e il 1° maggio, Firenze ospita la Mostra Internazionale dell’Artigianato, una rassegna di opere d’arte di squisita fattura artigianale. L’iniziativa nacque negli anni Trenta con l’intento di valorizzare il ruolo economico della città, tradizionalmente città dedita allartigianato. La prima edizione della Fiera si tenne nel 1931 negli antichi locali del Parterre, una struttura polifunzionale in piazza della Libertà. Gli espositori accorsero in gran numero, circa 700 artigiani, e anche il successo di pubblico fu davvero memorabile. Nel 1939, vista la grande affluenza di visitatori, fu inaugurata una nuova sede espositiva, sempre al Parterre, aggiungendo altri diecimila metri quadri, grazie al progetto degli architetti Pastorini e Pellegrini.



La mostra, che attualmente si tiene alla Fortezza da Basso, promuove l’artigianato di alta qualità di vari paesi e settori produttivi: abbigliamento e accessori, arredamento e complementi, gioielli, argenteria, oggettistica e articoli da regalo, dall’antica tradizione fino alle forme più estrose con uno sguardo al futuro.