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venerdì 2 agosto 2013

Un aperitivo "made in Florence"!



Tra le invenzioni meno appariscenti, ma sicuramente molto apprezzate dalla gente comune, ci sono anche cibi e bevande. Molti non sanno che il cocktail Negroni è nato a Firenze, negli anni Venti, nell’aristocratico bar Casoni, fra via della Spada e via Tornabuoni.



Il conte Camillo Negroni, che era solito bere un aperitivo “americano” a base di bitter e vermut, chiese al barman Fosco Scarselli di aggiungere una spruzzatina di gin in sostituzione al solito selz: fu un’innovazione che fece epoca! Da quel momento tutti i clienti volevano “l’Americano alla moda del conte Negroni” e ben presto divenne una bevanda classica del bar, da non confondere con i prodotti della “distilleria Negroni” che niente hanno a che fare con il conte Camillo, inconsapevole inventore di tanta bontà: tre cubetti di ghiaccio, Gin, Martini Rosso, Bitter Campari in parti uguali e, d’obbligo, una fettina d’arancia.

Il Caffè Gilli





Uno dei primi caffè fiorentini, che risale addirittura al Settecento, è il Caffè Gilli, in piazza della Repubblica. Nel 1733, come riporta ancora un’incisione in via dei Calzaioli, la famiglia svizzera Gilli aprì “La Bottega Dei Pani Dolci”, una confetteria apprezzatissima da tutta la nobiltà fiorentina, perfino dal Granduca Giangastone de’ Medici, estimatore dei suoi ottimi pasticcini.
Nella seconda metà dell’Ottocento il negozio si spostò sulla ‘cantonata’ fra piazza della Repubblica e via degli Speziali, mentre all’inizio del secolo scorso approdò definitivamente nei locali dove tutt’ora risiede. Durante il periodo del Futurismo, come altri caffè dell’allora piazza Vittorio Emanuele, si popolò di letterati, artisti e pittori come Doni, Dreoni, Caligani e Soffici.
Nel 1951, davanti alle sue celebri vetrine, fu scattata la famosa foto di Ruth Orkin che ritrae una bella turista americana attorniata da estasiati ammiratori, “American girl in Italy”, vera e propria icona di un’epoca indimenticabile.



Oggi, nonostante il tempo abbia mutato non poco la storia e la facciata di Firenze, il caffè conserva ancora inalterato il suo splendido arredo Liberty e mantiene quell’atmosfera da ‘salotto buono’ che l’ha reso inimitabile ed unico nei secoli.

Notti magiche...





Dopo la Seconda Guerra Mondiale, insieme a tante altre mode americane, arrivò anche in Italia l’era del night club e Firenze non se la fece di certo scappare! Nacquero così dei locali dall’atmosfera magica dove incontrarsi e godere di spettacoli “particolari”, dancing in cui ballare guancia a guancia o scatenarsi in rirmi più moderni.
Uno dei locali storici fu il Verde Luna che nacque proprio vicino ad uno dei posti più romantici della città, il Piazzale Michelangelo. Sempre al Piazzale, il night Oliviero, all’Isolotto il Moulin Rouge e in piazza Santa Trinita, il pozzo di Beatrice. Ospitato nel severo Palazzo Spini Feroni, il locale dette vita delle serate indimenticabili con ospiti già noti, come Carosone, ed altri allora meno conosciuti, uno per tutti Lucio Battisti, che diventarono poi dei miti della musica. Erano gli anni in cui si ricominciava a vivere e a sperare, e la voglia di divertirsi era davvero tanta: un aperitivo in compagnia e poi a tirar tardi per feste, ristoranti e privè…




Nel ristorante la Bussola di via Porta Rossa fino alle quattro del mattino c’era gente come a mezzogiorno, artisti, nottambuli gaudenti, famosi nomi dello spettacolo, belle donne, personaggi strani come un tale Gigi Anglani che si portava a spasso al guinzaglio un gallo…
Una “Firenze da bere”, inedita e rampante…




Il "Bottegone"



Il caffè “Bottegone” era una sosta quasi obbligata per tutti coloro, fiorentini e non, che si trovavano a passare da piazza Duomo e volevano prendersi una pausa di tranquillità, in un salotto raffinato e quieto. Era sull’angolo con via Martelli, nella casa trecentesca di proprietà della famiglia Viviani. Il locale fu molto famoso fino agli anni cinquanta, anche perché era uno dei pochi che chiudeva molto tardi, gioia dei clienti nottambuli.
"I Caffè si chiudevano la sera alle undici; e soltanto il Bottegone sul Canto di Via de' Martelli in Piazza del Duomo, del quale era proprietario Fortunato Carobbi, aveva il permesso di stare aperto fino alle due di notte "per comodo dei signori che uscivan dal teatro" (Giuseppe Conti, Firenze Vecchia).




Nel 1962 la gestione passò alla Motta che, subito, ne cambiò il nome e l’aspetto, facendogli perdere fascino e clientela: al posto del le­gno e delle forme ottocen­tesche un’architettura minimale, con rivestimenti di mosaico e specchi. Non male, ma niente a che fare con l’aspetto originale del caffè, ormai stravolto da un’architettura moderna.
Oggi, il locale con lo stesso nome c’è ancora ma fa venire la voglia di rimpiangere quello degli anni sessanta, che pure era apparso tanto brutto ai fiorentini: è un self service molto commerciale, strapieno di gente sempre di corsa, simbolo di un mondo agitato e veloce in cui, purtroppo, siamo immersi ormai tutti.