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domenica 4 agosto 2013

I fagioli al fiasco



I fagioli cotti nel fiasco sono un gustosissimo contorno toscano che sembra molto impegnativo da preparare, ma con le dovute attenzione, non è poi così difficile da fare.
I fagioli cannellini, tenuti in bagno dalla sera precedente, vanno messi in un fiasco senza paglia, stando attenti che il vetro sia ben integro e non crepato. Ci vuole una pazienza da Certosini a farli passare attraverso il collo, che dovrà quindi essere sufficientemente largo, ma quando li gusterete ogni sacrificio sarà ripagato!
Si aggiungono olio d'oliva, un po' d'acqua, sale, pepe, qualche spicchio d'aglio schiacciato e foglie di salvia.
Il fiasco, riempito per due terzi e ben tappato da un batuffolo di cotone,  va messo a bagnomaria in una pentola capiente piena d'acqua calda che deve bollire sul fuoco per circa 3 ore. Via via che l'acqua evapora, ne va aggiunta altra per non far scendere mai il livello.


La ricetta originale prevederebbe la stoppa per sigillare il collo e la cottura sulla brace, ma così può diventare davvero pericoloso!!!

Passato questo tempo, il fiasco va tolto con molta precauzione dall'acqua bollente, aiutandosi con un canovaccio molto spesso per evitare una bella scottatura! Versare i fagioli cotti in un piatto, aggiungendo, se necessario, un altro po' d'olio e di sale.
Un sapore inimitabile!


Andiamo a giocare!




Vi piacerebbe giocare al 'saccomazzone'? Non sapete cos'è? Allora ve lo spiego io! Già la parola gagliarda fa un po' indovinare che non è certo un passatempo da signorine, ma vediamo più in dettaglio di cosa si tratta. Due partecipanti, bendati come a mosca cieca, dovevano cercare di colpirsi con una sorta di frusta fatta di ritagli di sacco, dura come un legno (sacco-mazzone). Per evitare di poter scappare troppo lontano, si doveva stare quasi in ginocchio, appoggiando la mano libera su una roccia. Naturalmente vinceva chi le dava più forte! Era uno svago campestre, fatto come intermezzo fra le danze contadine settecentesche, e spesso era accompagnato da "alte grida e versi come d'uccello".
A Boboli, giardino di Palazzo Pitti, c'è uno straordinario gruppo di Orazio Mochi su disegni di Romolo del Tadda (1780), che ripropone un momento saliente del passatempo, se così lo si può chiamare, dei due partecipanti. 





Un'altra statuetta del Susini, in bronzo, conservata al Liechtenstein Museum di Vienna, lo ripropone quasi identico, ma sempre conservando quell'atmosfera di gaiezza da "garzoncello scherzoso" leopardiano. Ognuno si diverte come può...

venerdì 2 agosto 2013

La zuppa lombarda



La zuppa lombarda non ha niente a che fare con la Lombardia! E allora perché si chiama così? La sua storia risale alla costruzione della ferrovia Faentina, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, un tratto che attraversa tutto il Mugello per arrivare a Faenza, attraverso l'Appenino.
Molti minatori che provenivano dalla Lombardia, lavoravano ininterrottamente nelle gallerie anche per dodici ore consecutive. Alla fine del turno non trovavano certo trattorie aperte e con il mangiare pronto, così si arrangiavano con le povere cose fredde che potevano portarsi da casa. Ma in inverno, un piatto caldo per ristorarsi era più che nessario: così nacque questa zuppa gustosa fatta di pane raffermo, fagioli cannellini ancora brodosi, olio d'oliva, sale e pepe.
Dall'ingegno dei poveri nascono sempre delle idee straordinarie!

Fagioli all'uccelletto


I fagioli all'uccelletto sono davvero straordinari, sempre che piacciano i fagioli, ovvio! Perché si chiamano così? Pellegrino Artusi, nel suo trattato di cucina, spiega hanno una varietà di aromi e spezie spesso utilizzati anche per l'arrosto degli uccellini.
Non vanno bene tutti i tipi di fagioli, ci vogliono i "toscanelli", quelli bianchi, teneri ma consistenti. Vanno lessati, scolati e messi a rosolare in un tegame, con olio, aglio ed un rametto di salvia. Dopo qualche minuto vanno aggiunti due o tre pomodori pelati e portare a compimento di cottura il tutto fino ad ottenere un sugo abbastanza denso.